Con l’approvazione, negli ultimi giorni dello scorso anno della manovra Monti e la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale (n.300, 28/12/2011), il decreto “Salva Italia” diventa legge dello Stato e entra in vigore.
Cerchiamo di capire cosa cambia per il mondo immobiliare.
L’IMU (imposta municipale unica) prende il posto della vecchia ICI, seppure con qualche differenza. Si tratta di un’imposta già prevista dal decreto sul federalismo municipale del governo Berlusconi e che il governo Monti ha anticipato dal 2014 al 2012.
Sulla prima casa l’aliquota è del 4 per mille che i comuni hanno la possibilità di alzare o abbassare di un 2 per mille. Sulla seconda casa l’aliquota è del 7.6 per mille che i comuni possono alzare o abbassare di un ulteriore 3 fino al 10.6 per mille.
Le modalità di pagamento sono le stesse della vecchia ICI, con un acconto a giugno e il saldo a dicembre, attraverso un modello F24.
La manovra applica inoltre nuovi moltiplicatori catastali:
per abitazioni e box il moltiplicatore è 160,
per i gruppi catastali B e le categorie C/3, C/4 e C/5 il moltiplicatore è 140,
per uffici e laboratori (A/10), banche, assicurazioni e istituti di cambio (D/5) il moltiplicatore è 80,
per il gruppo D il moltiplicatore è 60,
per i negozi (C/1) il moltiplicatore è 55.
La rivalutazione dei moltiplicatori vale solo per il calcolo dell’IMU e non per le altre imposte, ad esempio quella di registro.
Insieme alla nuova imposta e all’aumento dei moltiplicatori, arrivano però anche le detrazioni sulla prima casa.
La detrazione base è di 200 euro a cui si sommano 50 euro per ogni figlio convivente con meno di 26 anni, fino a un massimo di ulteriori 400 euro.
Vediamo un paio di esempi pratici, per capire di che numeri stiamo parlando.
a) Se la rendita catastale della nostra abitazione è 250 e l’aliquota è quella standard del 4 per mille, il calcolo della nostra IMU sarà:
Al valore trovato va applicata la detrazione base di 200 euro, valida per tutti, che azzera il totale da versare.
In pratica, per rendite catastali inferiori a 300 e in presenza dell’aliquota base del 4 per mille, l’imposta si azzera.
b) Supponiamo che la rendita catastale della nostra abitazione sia 600, il calcolo diventa:
Applicando la detrazione il totale da versare diventa:
In caso di una famiglia con un figlio, il totale diventa
Se i figli sono 2
È chiaro che l’importo dell’IMU è determinato in maniera forte dal valore catastale dell’immobile e, quindi, da quanto il catasto rappresenta o meno la realtà.
Basta pensare, ad esempio, che per immobili analoghi in categorie analoghe, Milano ha rendite maggiori del 25% o anche del 50% rispetto a Roma. Continuando con gli esempi, Torino vale più di Milano e Napoli poco meno. Piccole città turistiche, dove si acquista a prezzi proibitivi, hanno valori catastali paragonabili a paesi di provincia molto meno prestigiosi.
Forse anche per questi motivi, è in arrivo una riforma del catasto che tenga conto della metratura dell’immobile e si avvicini di più al valore di mercato.
È ovvio che la possibilità per i comuni di variare in alto o in basso le aliquote, rende necessario attendere le decisioni delle singole amministrazioni. Alcune, per esempio, stanno ragionando di incentivare la locazione degli immobili alzando le aliquote per le seconde case lasciate sfitte. Altre potrebbero decidere di applicare aliquote agevolate a coppie senza figli, in particolare pensionati.
Per quanto riguarda la casa, è prevista anche una tassazione sugli immobili posseduti all’estero. Si tratta di un’imposta erariale patrimoniale pari al 7,6 per mille del prezzo di acquisto. Dall’imposta dovuta in Italia si possono dedurre le imposte patrimoniali pagate all’estero sull’immobile.
Qui sotto trovate alcuni documenti utili all’approfondimento.
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